Antonio Meucci

(
1808
-
1889
)
Letto finora

Antonio Meucci

Inventore, realizzò un dispositivo di comunicazione vocale, il primo telefono, ma non riuscì a rinnovare il brevetto per problemi finanziari.

Antonio MeucciNacque a Firenze nel 1808 in una famiglia di modeste origini e fu costretto a lavorare fin da giovanissimo, prima come daziere e poi come meccanico teatrale. Nel 1831 a soli 23 anni, a causa delle sue idee liberali e repubblicane, dovette emigrare in America con la moglie Ester stabilendosi prima a Cuba, dove lavorò come attrezzista in un teatro dell’Avana, e poi negli Stati Uniti a Staten Island, un’isoletta di fronte a New York, dove fondò una piccola fabbrica di candele in cui diede lavoro anche all’esule Garibaldi.

Appassionato studioso dell’elettricità fisiologica e animale e della fisica sperimentale applicata allo studio del suono, nel tempo libero si dedicava agli studi sulla trasmissione delle onde sonore. Realizzò il primo rudimentale apparecchio telefonico nel 1854 collegando due coni di cartone, chiusi alla base da una membrana elastica, con una corda e mettendo in comunicazione due persone.

Nel 1857 stabilì un collegamento interno nella propria abitazione tra il suo laboratorio nello scantinato e la stanza della moglie al secondo piano con un prototipo di telefono denominato “teletrofono”: l’apparecchio era costituito da un diaframma vibrante posto dinanzi ad un elettromagnete la cui vibrazione provocava variazioni di corrente.

Negli anni ‘60 fu costretto a chiudere la sua fabbrica per fallimento. Dotato di una volontà di ferro, continuò i suoi studi sulla trasmissione a distanza realizzando nel 1864 un nuovo apparecchio con una scatola di sapone da barba e un diaframma metallico, finché finalmente nel 1871 riuscì a depositare un brevetto temporaneo (chiamato caveat) per il suo “telegrafo parlante” al Patent Office di New York. Convinto delle grandi potenzialità della sua invenzione, cercò finanziamenti in patria tramite l’amico Bendelari ma senza successo. Grazie agli aiuti di amici riuscì a prorogare il brevetto per due anni, ma la scarsità di mezzi finanziari gli impedì di rinnovare le successive scadenze annuali e nel 1876 A.G. Bell presentò la sua domanda di brevetto ottenendo la regolare concessione.

Senza perdersi d’animo raccontò la sua storia ai giornali dando il via ad una vera e propria indagine e trascinò la Bell Telephone Company, la società telefonica fondata dal concorrente, in una causa che si sarebbe protratta per molti anni. Solo nel 1888 una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti riconobbe a Meucci la priorità dell’invenzione, ma al riconoscimento di paternità tecnologica non corrispose nessun risarcimento economico, tanto che Meucci morì nel 1889 a New York in totale povertà.

Nel 2002 il Congresso degli Stati Uniti lo ha riconosciuto ufficialmente come “inventore del telefono”.

Tra le altre invenzioni minori di Meucci si ricordano filtri per la depurazione delle acque (1835), sistemi per la doratura galvanica delle spade (1844), un apparecchio per l’elettroterapia (1846), un metodo per decolorare il corallo rosso (1860), uno speciale bruciatore per lampade a cherosene (1862).

A cura di Claudia Campanale