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      <title>Le missioni spaziali del futuro</title>
      <dc:date>09/03/2010</dc:date>
      <description>  Ben 52 sono stati i progetti presentati al concorso Cosmic Vision dell'Agenzia Spaziale Europea, nato per selezionare missioni scientifiche da lanciare nello spazio a partire dal 2017. La selezione ha ora individuato i tre finalisti che si contenderanno i due posti da vincitore.
 In tutte e tre le missioni in finale partecipa l'Istituto Nazionale di Astrofisica. La prima finalista si chiama Euclid: cercherà di far luce sulla natura dell'energia oscura, che presenta ancora molti aspetti sconosciuti. Seconda finalista: PLATO, dedicata alla scoperta di pianeti extrasolari di tipo roccioso. Terza finalista: Solar Orbiter il cui obiettivo è quello di studiare da vicino il Sole e la sua attività, che influenza in modo più o meno forte anche il nostro pianeta.
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      <title>Nuove tecniche per neutralizzare gli odori sgradevoli</title>
      <dc:date>09/03/2010</dc:date>
      <description>  Le tecniche di adsorbimento chimico applicate alla depurazione degli odori sono la nuova frontiera della ricerca in campo ambientale, in grado di abbattere inquinanti ad alto impatto olfattivo nei contesti industriali più difficili.
 
 A dirlo sono i ricercatori che hanno lavorato al progetto "Studio dell’abbattimento di contaminanti dell’aria con filtro a base di carbone e allumina attivati e impregnati" realizzato da Friuli Innovazione, Università di Udine e Labiotest Srl. I risultati sono stati presentati durante il convegno "Materiali per il trattamento e la rimozione di composti odorigeni" organizzato da Friuli Innovazione.
 
 
 Le attività di ricerca sono state realizzate nei laboratori dell’Università di Udine e del Politecnico di Milano che hanno lavorato insieme per testare le dinamiche di adsorbimento chimico su sostanze come carboni e allumine, dapprima in piccole dosi e in seguito in impianti pilota più grandi. I risultati ottenuti hanno permesso di acquisire anche il know-how necessario alla progettazione di impianti di depurazione basati su queste tecnologie.
 Le tecnologie di adsorbimento in materiali attivati chimicamente sono tra le più affidabili per la rimozione di specifici inquinanti ad elevato impatto odorigeno come quelli a base di composti organici contenenti zolfo e azoto che sono tipici di impianti industriali per il trattamento delle acque reflue o di impianti di depurazione di industrie manifatturiere, alimentari e zootecniche.
 
 Questa ricerca permetterà di ottimizzare le variabili del processo di abbattimento e di studiare masse filtranti sempre più performanti, in grado di svolgere la propria attività riducente nei diversi settori di applicazione industriale.
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      <title>Tutti gli anfibi sono online</title>
      <dc:date>08/03/2010</dc:date>
      <description>  Nell’ambito dell’Iniziativa ACSAM (A Conservation Strategy for the Amphibians of Madagascar) è stato messo recentemente on-line il sito web, www.sahonagasy.org. Su questo sito, realizzato grazie al contributo della Biological Patroning (BIOPAT), un’organizzazione ambientalista con base in Germania che si occupa di conservazione e di sviluppo, è stato possibile mettere a disposizione dei ricercatori e degli studenti di tutto il mondo oltre 1600 riferimenti bibliografici scaricabili come file PDF. 
 Oltre a questo strumento, destinato ai ricercatori e agli appassioni delle oltre 240 specie di anfibi endemiche della Grande Isola (molti erpetologi malgasci non hanno accesso a risorse bibliografiche cartacee), è stata anche realizzata una pagina ove possono essere scaricate liberamente on-line fotografie originali di anfibi scattate nel corso di visite naturalistiche. Inoltre, inserendo la georeferenziazione del sito ove è stata scattata la fotografia è possibile ottenere direttamente il suo posizionamento GoogleEarth. Tale funzionalità permetterà di raccogliere le informazioni di naturalisti appassionati (e non necessariamente professionisti) che si recano in Madagascar magari in sito ancora non studiati. I referenti del Progetto ACSAM forniranno una consulenza sulla determinazione delle specie fotografate e metteranno insieme dati provenienti da ecoturisti, contribuendo così alla realizzazione di una vera e propria mappatura degli anfibi del Madagascar. 
 Con oltre 240 specie note e 130 ancora da descrivere, tutte rigorosamente endemiche, il Madagascar è uno degli hot-spot della diversità anfibi a livello mondiale e si pone come uno degli obiettivi di conservazione nell’ambito del 2010, Anno della Biodiversità. L’Iniziativa ACSAM si prefigge di conservare queste specie e gli habitat ove essi vivono. Recentemente il coordinatore dell’Iniziativa ACSAM, il Dr Franco Andreone, Curatore del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, ha ricevuto il prestigioso Sabin Award for Amphibian Conservation bandito annualmente dall’UICN e da Conservation International.
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      <title>Partita la Start Cup Torino Piemonte</title>
      <dc:date>02/03/2010</dc:date>
      <description>  Si è aperto il bando della VI edizione START CUP Torino Piemonte, la gara dei migliori progetti innovativi imprenditoriali.
 
 
 
 Promossa dai tre Atenei piemontesi e organizzata dai rispettivi Incubatori di impresa, la competizione offre l’occasione per trasformare un’idea con alto contenuto di conoscenza tecnica o tecnologica - indipendentemente dal suo stadio di sviluppo - in progetti d’impresa innovativi.
 
 
 
 La partecipazione al concorso è gratuita. Il montepremi complessivo della START CUP supera i 110mila euro e i primi 5 classificati avranno l'opportunità di partecipare al successivo concorso PNI “Premio Nazionale per l’Innovazione”, la coppa dei campioni dei progetti di impresa nati in ambito universitario che ad oggi riunisce 38 atenei italiani e due centri di ricerca pubblici - Enea e Cnr - e che offre grande visibilità e ulteriori premi in denaro.
 
 
 
 Modalità di partecipazione, scadenze e modulistica, disponibili sul sito della START CUP Torino Piemonte: http://www.startcup-piemonte.it/
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      <title>Misurata la massa di un nucleo transuranico</title>
      <dc:date>02/03/2010</dc:date>
      <description>  Un esperimento condotto in Germania presso il GSI di Darmstadt, a cui partecipa la sezione di Padova dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, ha permesso di misurare direttamente per la prima volta la massa di tre nuclei superpesanti i cosiddetti “transuranici”. Si tratta di isotopi del Nobelio, un elemento che ha 102 protoni (quindi ben più “pesante” dell’uranio che ne ha 92). Prima di questo esperimento, le masse di questi nuclei erano note solo attraverso misure indirette, che però introducevano alcune incertezze nel calcolo dell’energia di legame dei nuclei. Questa ricerca è di cruciale importanza per lo studio e la comprensione della struttura degli elementi superpesanti.
 Lo studio che descrive la ricerca è stato pubblicato sul numero della rivista scientifica Nature dell’11 febbraio. Gli isotopi del Nobelio sono stati ottenuti facendo fondere nuclei proiettili di calcio con nuclei bersaglio di piombo e confinandoli successivamente all’interno di una “trappola” elettromagnetica. La misura permette anche di inferire con maggiore precisione le masse di numerosi altri nuclei transuranici e costituisce un importante punto di riferimento per la predizione della cosiddetta “isola della stabilità”, cioè dell’esistenza di elementi superpesanti particolarmente stabili con «numeri magici» di protoni e neutroni.
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      <title>Sui raggi cosmici aveva ragione Fermi</title>
      <dc:date>02/03/2010</dc:date>
      <description>  Enrico Fermi aveva ragione quando sessant'anni fa per primo propose un meccanismo in grado di spiegare le enormi energie raggiunte dai raggi cosmici che permeano la nostra Galassia. Lo confermano le recenti osservazioni della missione per lo studio dei raggi gamma che la NASA ha dedicato proprio al famoso scienziato italiano. Il satellite Fermi, infatti, al quale l’Italia collabora con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), ha trovato la prova conclusiva che le cose stanno effettivamente come era stato ipotizzato dal grande fisico.
 I raggi cosmici sono particelle cariche di altissima energia che raggiungono il nostro pianeta attraversandoci come una continua pioggerellina battente. Secondo l'ipotesi di Fermi, i raggi cosmici vengono accelerati in dense nubi di gas magnetizzato in movimento. Per molti anni questo “meccanismo di Fermi” con le sue varianti è rimasto l’unico praticabile e proprio per la sua importanza la Nasa ha deciso di dare il nome di Fermi al grande osservatorio spaziale per l’astronomia gamma lanciato nel giugno 2008. Negli ultimi 50 anni gli astrofisici hanno individuato nei resti delle supernove i siti cosmici più adatti a creare le condizioni previste da Fermi. E oggi il Large Area Telescope (LAT), il rivelatore per raggi gamma di alta energia collocato a bordo del satellite Fermi, ha infatti osservato in vari resti di supernova un’intensa emissione gamma correlata con gli strati di materia espulsa nell’esplosione e con la presenza di dense nubi di gas interstellare. 
 Un resto di supernova è la struttura risultante dalla gigantesca esplosione con cui termina la propria vita una stella di grande massa quando ha esaurito il combustibile nucleare, che “bruciando” ne sorregge l’enorme massa gravitazionale. Il meccanismo svelato dal satellite Fermi è semplice e chiaro: i protoni, che costituiscono la maggior parte dei raggi cosmici sono inizialmente accelerati nelle collisioni fra gli strati di materia espulsa nell’esplosione di supernova e producono raggi gamma di altissima energia quando interagiscono con i nuclei atomici del gas interstellare. Le osservazioni di Fermi hanno mostrato evidenza di questo meccanismo in ben quattro resti di supernove di varie età (da estremamente giovani, cioè di poche centinaia di anni, ad altre risalenti a migliaia di anni fa). A più di sessant’anni di distanza, quindi, l’ipotesi di Enrico Fermi trova una conferma sperimentale. 
 Secondo Ronaldo Bellazzini, responsabile del progetto Fermi per l’INFN “le nuove osservazioni raggiungono uno degli obiettivi fondamentali della missione e mostrano quanto sia ampio il suo contributo alla nostra comprensione dell’Universo. È un nuovo grande risultato di questo strumento realizzato con un ruolo decisivo della componente italiana”.
 “Anche se non si vedono, i raggi cosmici sono importanti come la luce delle stelle nello spazio che ci circonda” commenta Patrizia Caraveo, responsabile per INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi. “Aver capito dove i protoni vengono accelerati a velocità prossime a quelle della luce è un risultato importante. In più, adesso abbiamo una conferma indipendente dalla missione tutta italiana Agile (ASI, INAF, INFN).
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