Dossier

Sportello Bioedilizia all’Environment Park di Torino

Curiosando tra le attività…

Tetti di erba

Chi sorvola la città di Torino, appena prima di atterrare all’aeroporto di Caselle, può notare un ampio giardino parallelo alla riva destra della Dora Riparia, vicino ai grattacieli costruiti lungo la “Spina 3” per le Olimpiadi invernali del 2006.

Il giardino pubblico sui tetti dell’Environment Park di Torino Quest’area verde ondulata è formata in realtà dai tetti degli edifici a due piani che ospitano uffici e laboratori delle aziende dell’Environment Park.

Originariamente il Piano regolatore cittadino prevedeva che l’area fosse parte di un parco fluviale sulle due sponde della Dora.

Quando con una variante si è deciso di insediarvi il Parco scientifico e tecnologico, perciò, si è scelto di sperimentare un’integrazione tra giardino e costruzione, anche in considerazione della specifica vocazione ambientale dell’EnviPark.

Così i tetti delle palazzine sono ricoperti con prato ecologico e raccordati alla strada retrostante con un piano inclinato, anch'esso coperto di prato.

I tetti-giardino sono a disposizione degli abitanti del quartiere, oltre che dei visitatori dell'Environment Park, e fungeranno da collegamento, almeno durante il giorno, tra i grattacieli della Spina 3 e il parco fluviale della Dora attualmente in corso di sistemazione.

Durante la notte il passaggio non sarà permesso, per proteggere dalle possibili intrusioni gli uffici e i laboratori dell’EnviPark, alcuni dei quali contengono attrezzature di grande valore.

Giardino sui tetti dell’Environment Park di Torino I prati sui tetti delle palazzine, oltre a migliorare il microclima locale, presenta diversi vantaggi anche dal punto di vista architettonico e funzionale.

In primo luogo lo strato di terra, spesso circa 30 cm, fa da volano termico isolando gli edifici sottostanti: d’inverno riduce le perdite di calore, d’estate evita il surriscaldamento.

Inoltre quando piove il terreno fa da filtro per le polveri inquinanti dell'aria e gradua la discesa delle masse d’acqua, consentendo così di usare tubi di scolo di diametro assai ridotto.

Infine il prato abbatte l'inquinamento acustico della città perché la sua superficie, diversamente dai muri, non riflette i suoni.

Naturalmente c’è anche qualche svantaggio, legato in particolare alla possibilità che l’acqua filtri attraverso le guaine isolanti di catrame posate sopra le solette di cemento armato dei soffitti delle palazzine. Quando ciò si verifica, occorre rimuovere il terreno e poi riseminare il prato dopo le riparazioni del caso.

Il riciclaggio di acqua, calore e luce

L’approccio ecologico dell'architettura dell’Environment Park si manifesta anche con varie altre scelte costruttive e gestionali, tutte mirate a ridurre l'impatto ambientale e i consumi energetici, con il ricorso a fonti di energia rinnovabile.

Il riscaldamento è fornito da due caldaie a chippato, che possono bruciare tutti gli scarti della lavorazione del legno. Per le esigenze dell’EnviPark sono però più che sufficienti i residui della potatura degli alberi della città.

Con questo riciclaggio non soltanto si evita il rilascio di nuova anidride carbonica nell’atmosfera, ma si risparmia sull’acquisto del combustibile e si eliminano i costi dello smaltimento in discarica.

Un viale dell’Environment Park di Torino Le facciate sud delle palazzine, affacciate sulla “strada-balcone” che è l’asse centrale per la circolazione pedonale, sono realizzate con il sistema Blue Building.

Hanno serramenti speciali, con doppi vetri esterni e una vetrata interna separata da un’intercapedine di 10 cm in cui scende automaticamente una tenda quando occorre schermare i raggi solari diretti.

L’intercapedine inoltre è continuamente ventilata con aria esterna per smaltire il calore in eccesso; contribuisce così al condizionamento dei locali, oltre che al loro isolamento acustico.

L’acqua piovana viene recuperata in una cisterna, che però non è sufficiente per i bisogni del parco e viene integrata usando l’acquedotto pubblico.

L’acqua della Dora Riparia che scorre nel canale della vecchia area industriale è utilizzata d’inverno per raffreddare le caldaie a chippato, d’estate per gli scambi di calore dell’impianto di condizionamento.

Inoltre è in costruzione un salto d’acqua di 9 metri che sfrutterà il canale per produrre 500 kilowatt con una piccola centrale idroelettrica. Ciò renderà il Parco autosufficiente dal punto di vista del fabbisogno di elettricità.

Un camino di luce all’Environment Park di Torino Infine anche la luce solare è riciclata per illuminare locali privi di affaccio nei piani sotterranei, tramite “camini di luce” che la convogliano per esempio nel bar e nella mensa.

Questi camini, che hanno una superficie interna capace di riflettere più del 99% della luce, fanno risparmiare sui costi di illuminazione e producono negli ambienti una piacevole sensazione di luce naturale diffusa e uniforme.

La pensilina fotovoltaica

All’EnviPark la luce solare è utilizzata anche per produrre direttamente energia elettrica, mediante un impianto fotovoltaico sperimentale chiamato Totem.

Il Totem, pensilina fotovoltaica dell’Environment Park di Torino Si tratta di un’elegante pensilina a forma di vela rigonfia verso sud, con struttura lamellare in larice e con una superficie di circa 200 metri quadrati.

La struttura sorregge numerose strisce di pannelli a doppia superficie di vetro, che racchiudono le celle di silicio come in un sandwich.

Quando sono illuminati dal sole, questi pannelli producono per effetto fotovoltaico un flusso continuo di cariche elettriche. Ciascuna striscia di 20 pannelli ha poi un proprio invertitore per trasformare la corrente continua in alternata.

La potenza nominale dell’impianto è pari a 16 kW ma la potenza effettiva (in media tra giorno e notte, estate e inverno) è di circa 2 kW, inferiore al fabbisogno di una famiglia.

D’altra parte l’impianto è tutt’altro che ottimizzato, e non soltanto a causa della latitudine non ideale a cui si trova Torino.

Particolare del Totem fotovoltaico dell’Environment Park di Torino Infatti la curvatura della vela, pur se esteticamente gradevole, implica che soltanto alcune tra le strisce di pannelli hanno l’inclinazione giusta per ricevere in modo ottimale i raggi del sole; e poiché si è scelto di rendere trasparente la vela, non tutta la superficie utile ricoperta di celle fotovoltaiche; infine i nuovi grattacieli costruiti a sud del Parco fanno ombra alla pensilina nel pomeriggio per parte dell’anno.

Agli effetti pratici dunque il Totem è un impianto puramente dimostrativo, il cui valore simbolico è rafforzato dal forte impatto visivo dovuto all’originalità architettonica e tecnologica.

Esso mira a sensibilizzare il pubblico verso una tecnologia che si spera possa migliorare nei prossimi anni, in particolare portando le celle fotovoltaiche a rendimenti ben superiori all’attuale 15%.

Il display del Totem fotovoltaico dell’Environment Park di Torino Tutti i componenti dell’impianto sono stati resi accessibili, a scopo educativo e di divulgazione.

Sotto la pensilina si vedono gli otto invertitori e un display che mostra in ogni istante i valori correnti dell’irraggiamento solare e della potenza elettrica prodotta, l’energia totale prodotta finora dal Totem e la corrispondente quantità di diossido di carbonio che si è evitato di immettere nell’atmosfera (calcolata ipotizzando che i sistemi tradizionali di produzione di energia elettrica rilascino in media 300 grammi di CO2 per kWh).

Significativamente, nello spirito del programma dell’EnviPark sulle risorse energetiche rinnovabili, tutta l’energia elettrica prodotta dal Totem è utilizzata dal laboratorio HySyLab che produce idrogeno nell’ambito delle ricerche su questo vettore di energia.

Il centro servizi

L’edificio più interessante nel sito dell’EnviPark dal punto di vista bioarchitettonico è il centro servizi, una struttura da 3500 metri quadrati recuperata da uno dei grandi capannoni delle vecchie fonderie Teksid.

Il centro servizi dell’Environment Park di Torino La struttura reticolare in metallo del capannone, tamponata in mattoni, è stata conservata come memoria storica dell’area industriale.

Il centro servizi contiene tra l’altro quattro sale riunioni, una sala telematica, una sala per videoconferenze, un’aula formazione e una sala congressi, oltre agli uffici amministrativi della Environment Park SpA.

L’edificio è una vetrina della bioedilizia perché è stato ristrutturato usando materiali a elevata inerzia termica, provenienti da risorse rinnovabili e da processi produttivi il più possibile privi di nocività per i lavoratori e di ridotto impatto ambientale.

La sezione di una parete di legno del centro servizi dell’Environment Park di Torino La parete perimetrale ha uno spessore che varia da 20 a 30 e più centimetri, a seconda dei carichi previsti, ed è fatta di mattoni di legno da 16 cm con un’intercapedine interna riempita insufflando fibra di cellulosa, come isolante acustico.

Il rivestimento esterno è di tavole di larice non trattate, con lamelle frangisole di fronte alle vetrate per regolare l’ingresso della radiazione solare.

L’intera struttura è montata a secco senza malte, con incastri maschio-femmina, in modo che in caso di demolizione sia semplice smontarla e riutilizzarla altrove.

Le pareti divisorie interne sono intonacate, per dare più luce agli ambienti. A questo scopo i mattoni di legno non offrono una buona base, e si usano invece pannelli prefabbricati di fibra di legno, che consentono anche di realizzare pareti curve.

Anche i solai sono in legno, con solette piene che sono realizzate con un sistema lamellare a secco, ossia senza usare colle: ogni tavola è incastrata alle altre con spine di legno e barre d’acciaio.

Per l’isolamento termico si sono usati materiali ottenuti dal recupero degli pneumatici e del vetro riciclato, sostanze che, diversamente da altri isolanti naturali, non soffrono al contatto con l’acqua.

Alcuni materiali usati nella bioedilizia L’energia necessaria per produrre con il riciclaggio tutti questi materiali è molto minore di quella occorrente per produrre il metallo e il calcestruzzo usati nell’edilizia di tipo tradizionale.

L’impianto di riscaldamento è basato principalmente su pannelli radianti a soffitto, con acqua a bassa temperatura (35–40°C) che passa nei tubi e riscalda griglie che poi irraggiano il calore verso il basso. Lo stesso sistema può anche fungere da condizionatore d’aria in estate.

Rispetto agli impianti basati su tubi a spirale sotto il pavimento, che pure è usato in alcuni locali dell’EnviPark, il sistema a pannelli radianti ha anche il vantaggio di essere facile da modificare, qualora si desideri cambiare l’organizzazione degli spazi spostando le pareti divisorie.

Nel complesso, al di là delle motivazioni ideali che spingono a usare materiali provenienti da risorse rinnovabili o riciclate e tecniche di costruzione che limitano lo spreco di energia, la bioedilizia risulta anche conveniente dal punto di vista economico.

Infatti la ristrutturazione del centro servizi dell’EnviPark, completata nel 2005, è costata circa 1000 euro al metro quadrato, ossia meno della metà del prezzo di mercato per il recupero di edifici da adibire a uso ufficio.

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